Ripresa dello sviluppo e nuova rappresentanza politica oppure Ripresa dello sviluppo e nuova fase costituente

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sviluppoNel consueto articolo settimanale,  uscito giovedì 17 novembre scorso, dal titolo “Crisi della politica ? No , in Italia c’è deficit di democrazia”,  abbiamo fatto riferimento alla provvisorietà del governo Monti e alla necessità che si impieghi l’attuale periodo di transizione nell’impegno a predisporre e a lanciare un progetto politico adeguato alle problematiche che vanno oltre il contingente e nell’individuare le procedure rivolte a selezionare una classe dirigente fondata sulla competenza .

In quella occasione abbiamo inoltre osservato che quel mondo politico    –  il quale oggi è  individuabile nei lettori del  Secolo d’Italia –  ha nei suoi migliori esponenti,  nei suoi militanti di base e nei cittadini elettori,   idee  valide e capacità di elaborarle ed, inoltre, è in grado di mobilitare coscienze e impegni operativi.

In concreto con quell’ auspicio si  è voluto far riferimento alla predisposizione di una nuova fase politica che dovrebbe essere caratterizzata , insieme con una programmazione  della crescita, anche dalla forte promozione di una  politica costituente per rinnovare l’attuale Carta costituzionale, ormai superata  rispetto all’evoluzione e alle necessità della società italiana.

La Costituzione italiana oggi in vigore non solo non risponde più alle esigenze di effettiva democrazia rappresentativa,  di giustizia sociale e  di efficienza economica , ma non consente al nostro Paese di essere protagonista  in una autorevole federazione continentale europea in grado di contrastare, oggi,  l’attacco alla sua moneta e, domani, di essere traente dello sviluppo mondiale.

Con questo non si vuol dire che tutta la Costituzione italiana, in vigore dal 1948, deve essere  rifatta. Vi sono infatti norme che sono superate e devono essere sostituite e vi sono invece altre che non sono state attuate pur essendo tuttora feconde  di autentico progresso civile,  sociale ed economico e che quindi devono  essere  rese operative.

Per quanto si riferisce alle norme superate da sostituire vanno soprattutto considerate quelle che riguardano la rappresentanza politica  e la efficienza del governo. Proprio in questi giorni una parte della stampa affronta il tema della competenza come esigenza nella qualificazione di una nuova classe dirigente facendo (deliberata ?) confusione tra uomo politico tecnico e uomo politico competente.

Si differenzia da questa confusione invece il prof. Angelo Panebianco che sul Corriere della Sera del 21 novembre  scorso –  dopo aver osservato che “il governo Monti è anche uno scudo al riparo del quale, presumibilmente, si andrà ristrutturando il sistema dei partiti” con disgregazioni e riaggregazioni  –   suggerisce due riflessioni.

La prima è questa : “ Forse sarebbe bene smetterla di fare finta, come continuano a fare i cantori del parlamentarismo all’italiana, che le nostre istituzioni siano le migliori del mondo”. Nel condividere questa esortazione riteniamo che allora bisogna proprio passare ad un’altra maniera di concepire la sostanza della rappresentanza politica, ossia la composizione del Parlamento.

La seconda riflessione riguarda un’altra deficienza costituzionale  italiana, ossia la limitata “ possibilità di ricorrere, ma solo per brevissimi periodi, …a governi del presidente” . E conclude “ Forse bisognerebbe … chiedersi se non sia il caso …, scegliendo la strada maestra della piena responsabilizzazione politica del presidente della Repubblica mediante l’elezione diretta”.

Come si vede, alla distanza emerge  – nel corso di una delle tante crisi della rappresentatività e della efficienza dell’attuale sistema costituzionale italiano –  la validità delle proposte fatte negli anni andati da una forza politica che a questa problematica aveva non solo data attenzione, ma  anche  indicato le soluzioni.

Le quali consistono tuttora nel concepire un diverso Parlamento: accanto ai rappresentanti dei partiti, e quindi delle opinioni dei singoli cittadini, vi siano anche i rappresentanti delle competenze professionali  delle categorie.

Il tutto reso efficiente da un Presidenzialismo autorevole,  espressione diretta del popolo e perciò in grado di dare speditezza e incisività all’azione del governo e all’applicazione delle leggi elaborate da  Camere composte da politici  collegati direttamente con le esigenze di una società in forte dinamica sociale e tecnologica.

Per quanto riguarda la seconda categoria delle norme costituzionali alle quali abbiamo sopra fatto riferimento, ossia quelle esistenti,  ma da attuare perché rimaste lettera morta,  basta far riferimento, fra gli altri,  ad alcuni articoli del Titolo III della Costituzione riguardanti i Rapporti economici.

Per esempio  l’art.39 non contiene alcuna indicazione cogente nel caso di  mancata osservanza della condizione per la registrazione dei sindacati      ( ossia che i loro statuti “sanciscano un ordinamento interno a base democratica”). Quale ente o ministero controlla e rende conto ai cittadini circa la democraticità interna, per esempio, della C.G.I.L. ?

Oppure,  a proposito dell’art. 42,  si deve  constatare che non vi sono adeguate norme che assicurino “la funzione sociale”  della proprietà privata (e che sia “ accessibile a tutti”)  giustamente  “riconosciuta e garantita dalla legge”.  Al riguardo non è affatto resa esplicita la tutela pubblica del risparmio dei cittadini , né  è costituzionalmente regolamentata la funzione pubblica dell’esercizio del credito ai privati, pur previsti dall’art. 47. Il che oggi costituisce un ben minaccioso pericolo !

E inoltre, non si è mai passati all’attuazione dell’art. 46 il quale  enuncia che “ ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”.

Eppure proprio questo articolo mai attuato   –  malgrado le ripetute proposte di legge presentate nel corso degli anni dal Msi e dal Msi Dn  –  è oltremodo attuale perché consentirebbe , insieme con la elevazione sociale ed il vantaggio economico, quella partecipazione  tecnica dei lavoratori che fornisce  l’indispensabile efficienza produttivistica  oggi richiesta nella sempre più agguerrita competizione mondiale.

La superiore produttività   del così detto ”modello renano” è legato sia alla cogestione che  alla partecipazione agli utili perché non fa sentire estranea ai lavoratori dipendenti l’impresa nella quale essi operano. La collaborazione delle maestranze,  in tutte le loro  mansioni,  porta all’introduzione di continue innovazioni di processo e di prodotto nelle merci tedesche e quindi ne eleva la qualità e ne aumenta la quantità vendibile all’interno e all’estero.

In conclusione, dunque, riteniamo che sia necessario considerare chiuso un periodo politico, lasciando al giudizio storico le sue luci e le sue ombre, per cui si rende necessario affrontare con lucidità e preveggenza le problematiche incombenti e quelle dell’immediato futuro.

Le nuove generazioni italiane debbono essere poste in condizione di  essere autrici del proprio avvenire in Patria e non cercare all’estero il riconoscimento delle loro capacità  e tantomeno la semplice sopravvivenza. L’Italia , non va dimenticato, oltre che un Paese di alta civiltà, è anche tuttora una delle tre maggiori potenze economiche europee e la settima economia del mondo.

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