PRESENTATO A ROMA IL MANIFESTO PER LA RIFONDAZIONE DELLO STATO

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Un numeroso pubblico ha affollato mercoledì 19 giugno 2013 la suggestiva Sala del Tempio di Adriano, in Piazza di Pietra a Roma: erano presenti tra l’altro molti esponenti del mondo politico istituzionale e associativo di diversi orientamenti. Si è trattato della presentazione, da parte del Cesi, il noto Centro Nazionale di Studi Politici, del volume: Appello agli italiani per l’Assemblea Costituente. Manifesto Politico e Programmatico per la Rifondazione dello Stato (ed. Cesi, giugno 2013, pagg.128), patrocinato dalla Fondazione Alleanza Nazionale.

L’argomento non poteva non suscitare un forte interesse, tenendo presente l’attuale fase storica caratterizzata da una forte crisi politica ed istituzionale ed accompagnata da una crisi economica e sociale alla quale l’attuale sistema non è in più grado di porre rimedio.

Il Presidente del Cesi, prof. Gaetano Rasi, ha introdotto l’argomento e il Vicepresidente, prof. Franco Tamassia, ha svolto la relazione sui contenuti sia dell’Appello che del Manifesto. Sono poi intervenuti nel dibattito altri studiosi che avevano fornito contributi alla stesura del volume: il prof. Carlo Vivaldi Forti, sociologo dell’Università di Lugano; il dott. Gabriele Adinolfi del Centro Studi Polaris; il Consigliere del Cesi dott. Ettore Rivabella dirigente nazionale dell’UGL; il prof. Angelo Scognamiglio, Economista dell’Università di Napoli; il prof. Riccardo Scarpa della Terza Università di Roma e il prof. Lucio Zichella, già dell’Università La Sapienza di Roma e Consigliere Cesi. Ha preso pure la parola il parlamentare dott. Carlo Ciccioli, il quale, come esperto professionale della materia ha trattato il problema del necessario aggiornamento del Sistema Sanitario Nazionale.

Il prof. Rasi, dopo aver ringraziato il Segretario Marco C. de’ Medici per l’organizzazione dell’evento, ha illustrato l’attività di studio, di ricerca e di divulgazione (Convegni e relativa pubblicazione degli Atti) del Cesi volta, al di sopra degli schieramenti, a impostare e ad approfondire i problemi che determinano l’attuale stallo della vita politica ed economica del Paese; problemi che non troveranno alcun possibile sbocco che non sia una Assemblea Costituente, sulla base di una nuova legittimazione politica che proceda alla rifondazione dello Stato.

Al riguardo, il Presidente del Cesi, ha annunciato per l’autunno un Convegno Nazionale (con il titolo, per ora provvisorio, Un progetto politico per l’Assemblea Costituente) che si baserà sui contenuti del volume e che quindi vorrà essere un approfondimento delle tematiche propedeutiche alla stesura di una Costituzione riferita ad una moderna Nazione, come l’Italia, che ha tutti i diritti e i requisiti di essere protagonista nella Unione Europea.

Trattando della incapacità del sistema di auto riformarsi, Rasi, ha affermato che ciò appare in maniera palese da come sia miope il dibattito politico italiano, del Governo e di tutte le forze politiche e della stampa relativa, il quale è incentrato esclusivamente su temi fiscali, mentre invece dovrebbe essere impegnato a programmare le attività produttive e la realizzazione di infrastrutture, ossia le vere ed uniche azioni in grado di ammodernare l’Italia, pareggiare con l’aumento del PIL il bilancio statale e di qui garantire effettivamente lavoro, redditi e nuovi impieghi e consumi diffusi.

Rasi ha, infine, illustrato la struttura del volume, dotato di ampie note che fanno riferimento storico e documentario alla materia costituente. In particolare l’oratore ha riassunto per larghi tratti le sette parti nelle quali è strutturato il volume: L’Appello agli italiani per l’Assemblea Costituente; le Definizioni politologiche e sociologiche; i Principi programmatici o progettuali; il Nuovo Ordinamento dello Stato; la Politica economia e lo sviluppo civile del Paese; la necessaria revisione istituzionale dell’Unione Europea ed infine le indicazioni circa natura e le procedure che debbono caratterizzare una autentica  Convenzione per la Costituente.

Il prof. Tamassia, che ha steso la bozza iniziale del Manifesto ed ha poi coordinato i contributi giunti da vari studiosi ed esperti, ha svolto la relazione centrale costatando anzitutto che la situazione politica dell’Italia, interna ed esterna, sotto ogni profilo istituzionale, economico e culturale è bloccata. La ragione, ha detto l’oratore, dell’impossibilità dell’attuale sistema giuridico-politico di continuare a funzionare è dovuta al fatto che esso ha esaurito il suo ciclo vitale storico e, pertanto, non è più in grado di trovare in sé stesso la capacità di autoriformarsi e di adeguarsi alla complessa dinamica evolutiva politico istituzionale, nazionale ed internazionale. Nell’attuale bipolarismo –   ha poi constatato Tamassia – persiste una impossibilità di dialogo anche su alcuni temi particolari, seppur importanti, quali per esempio la legge elettorale, la giustizia, il lavoro, l’elezione del Presidente della Repubblica.

Le soluzioni in corso di riforma parziale si dimostrano inadeguate a fornire strumenti funzionali per uscire dallo stallo politico e di conseguenza economico e occupazionale. Il tentativo di nominare una Commissione di consulenza costituzionale sta destando molte perplessità, pochi entusiasmi e molte avversioni. Il nodo sta nella rappresentatività di chi dovrebbe elaborare le riforme: l’attuale Parlamento non rappresenta la società italiana e la legge elettorale è più effetto che causa del fenomeno.

Tamassia ha in particolare sottolineato il fatto che la nomina di una Commissione di esperti che dovrebbe elaborare proposte di testi di riforma ha destato addirittura perplessità e opposizioni persino all’interno degli stessi esperti convocati. Il mondo accademico, ha ricordato Tamassia, concorda sulla necessità di riforma radicale del sistema, ma nega la funzionalità delle iniziative che il sistema attuale vuol adottare.

Da un lato si riconosce l’inadeguatezza della classe politica espressa dall’attuale regime politico, dall’altra si teme che proprio essa peggiori il sistema allontanandolo dalle originarie basi democratiche e pluralistiche per avviarsi alle derive leaderistiche, già in atto, di concentrazione del potere. L’attuale struttura politico-istituzionale produce una classe politica incapace di difendere il sistema stesso. Le ultime riforme costituzionali hanno sortito un sistema poliarchico e liederistico insieme che ha esautorato progressivamente lo stesso Parlamento e ha lasciato degenerare i tradizionali protagonisti della politica: i Partiti politici. Le conseguenze si sono immediatamente riverberate sull’economia e sul lavoro.

Di qui la proposta di una Assemblea Costituente autentica legittimata non dai poteri costituiti in atto, ma direttamente dalla base sociale. Per difendere quei principi che stavano alla base della Costituzione del 1948, quali fondamenti della natura Repubblicana dello Stato in sé, occorre tornare veramente alle origini, ma in senso autenticamente Costituente.

Il Manifesto, ha poi spiegato Tamassia, è costituito da analisi e proposte intese a riportare gli italiani ad un dialogo di fondo che decanti le antistoriche polarità (guelfi-ghibellini, sinistra-destra, nord-sud) che impediscono alla Nazione di raggiungere conclusioni condivise sui problemi della propria esistenza.

Venendo ulteriormente al contenuto del Manifesto, Tamassia ha spiegato che nella prima parte ci si interroga sulle definizioni di concetti e nozioni fondamentali, come per esempio Stato, ordinamento giuridico e politico, Nazione, classe politica, classe dirigente, classe sociale, ceto, attività politica, attività amministrativa, cultura, lavoro.

In una seconda parte si propongono i valori di principio, e i corollari costituzionali, sui quali dovrebbe fondarsi un nuovo ordinamento, partendo dall’esperienza repubblicana e dall’analisi della crisi in atto: l’Unità dello Stato Nazionale, la Partecipazione alla gestione dello Stato attraverso l’integrazione della rappresentatività politica dei partiti con la rappresentanza del mondo della produzione, dei servizi, della scienza e della cultura, l’elezione diretta del Capo dello Stato la cui figura sia più credibile come organo super partes chiamato a fornire gli indirizzi fondamentali alla Nazione e che neutralizzi il leaderismo partitocratico.

Il principio del presidenzialismo fa leva sulla legittimazione popolare che fornirà al Capo dello Stato l’autorevolezza e la forza di intervento nei momenti di crisi. Il pericolo più grave, in questi drammatici momenti – ha concluso Tamassia – è la scissione del nostro Stato, nato dal Risorgimento, e il suo ritorno ad aggregato di popolazioni divise, conflittuali e sottomesse a qualche potenza d’oltralpe che attende la nostra deflagrazione per tornare a dominarci in modo irreversibile e più duro di quanto non abbia fatto nei secoli passati.

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