Necessità di rivedere radicalmente il regionalismo italiano

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Pubblichiamo qui di seguito un articolo di Mario Bozzi Sentieri, componente del Consiglio Direttivo del CESI, dal titolo significativo: E se abolissimo le regioni?

Nell’ambito di una radicale revisione costituzionale il problema delle regioni si presenta sempre più acuto per cui è necessario affrontarlo subito discutendolo in previsione dell’avvio in Italia di una fase politica costituente.

Come noto, i problemi relativi al regionalismo introdotto in Italia, sia nella stesura originale della Costituzione del 1948, sia nella revisione del Titolo V attraverso la legge costituzionale n°3 del 2001, necessitano di una soluzione urgente.

Tre sono le questioni sul tappeto le quali, ad un primo approccio, richiedono soluzioni indilazionabili:

1°. Anzitutto il fatto che sono stati trasferiti alle regioni, in particolare nel 2001, dei poteri legislativi che avrebbero invece dovuto essere mantenuti al centro del sistema nazionale per non creare una disuguaglianza nelle condizioni di cittadinanza degli italiani.

2°. Esiste poi, una incongruenza istituzionale, particolarmente pericolosa per l’unità della Nazione, in quanto il Presidente della Regione viene eletto direttamente dal popolo, mentre il Presidente della Repubblica viene eletto dal Parlamento e quindi ha una legittimazione di secondo grado.

3°. I confini delle regioni italiane, inizialmente stabiliti solo a carattere amministrativo, sono fuori di ogni logica di uniformità nelle singole caratteristiche di sviluppo territoriale e socio-economico.

Queste critiche non sono certamente esaustive delle ragioni per le quali è necessario rivedere l’intero problema istituzionale e gestionale del nostro Paese. Appare infatti evidente che il sistema delle infrastrutture e delle reti stradali, ferroviarie, marittime, aeree, ecc., nonché delle telecomunicazioni, deve prescindere dai condizionamenti relativi ai localismi sempre più diffusi e sempre più costosi.

Inoltre va tenuto presente che il sistema infrastrutturale, ossia relativo all’ammodernamento dei collegamenti e ai progressi tecnologici, deve sempre più tener conto che l’Italia è inserita nel sistema europeo e, nel medesimo tempo, che essa è un grande molo proteso nel Mediterraneo per il collegamento e l’espansione civile ed economica verso l’Africa ed il vicino Oriente.

Iniziamo pertanto con l’articolo di Mario Bozzi Sentieri l’approfondimento di questa problematica che – come scrive l’Autore – è oggetto di studi approfonditi da parte dell’autorevole Società Geografica Italiana.

Il CESI, naturalmente, ne farà oggetto di attenzione negli studi per l’elaborazione che è in corso riguardante il Manifesto per la rifondazione dello Stato.

 

G.R.

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