Incertezze ed equivoci dominano i risultati del summit di Bruxelles.

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Ad una settimana di distanza dal summit di Bruxelles si può valutare con più oggettività la reale portata di quello che è sembrato un successo, non solo del Presidente Monti, ma anche delle tesi che considerano tali risultati un ulteriore passo verso l’integrazione economica dell’Unione Europea.

In realtà aldilà delle espressioni, talvolta generiche e in alcuni casi addirittura equivoche, l’accordo è tutto da verificare. Comunque risulta subito evidente che la questione non riguarda né la vera ripresa dell’economia reale dell’intero continente e in particolare dei Paesi mediterranei, né l’impostazione di una politica economica organica per il futuro sviluppo dell’Unione Europea

Le questioni trattate consistono soltanto nel garantire la salvaguardia del sistema bancario, specialmente per i riflessi che esso ha nei confronti della sottoscrizione dei debiti pubblici dei singoli Stati. In sostanza si garantiscono a tale sistema bancario liquidità adeguata e guadagni derivanti dalla differenza tra gli interessi pagati per l’indebitamento e i maggiori interessi incassati per gli investimenti in titoli. Ci si domanda quindi come questi indirizzi generici e tutti da precisare possano incidere veramente sullo spread tra i titoli decennali italiani e i bond tedeschi.

In sintesi – ora che si vanno diradando i fumi ottimistici – tre sono i punti essenziali (escluso il modesto stanziamento di 120 miliardi di euro per la ricapitalizzazione della BEI, il finanziamento di project bond, un riorientamento dei fondi strutturali ed un uso più efficiente del bilancio comunitario), emersi nel comunicato finale a conclusione dei lavori del summit, che vanno analizzati criticamente.

Primo: solo i Paesi virtuosi potranno accedere ai prestiti del  Fondo salva-Stati. Il termine “virtuoso” significa che il diritto ad ottenere i prestiti si ha dopo una verifica, ossia non vi è alcuna automaticità ed anzi vi è una selettività. Tale controllo sembra essere affidato alla BCE, ma non è ancora definitivamente stabilito. Diversamente chi lo effettuerà? Tanto è vero che Monti di fronte a questa incertezza ha detto che l’Italia per ora non ha bisogno di utilizzare i fondi  europei per far acquistare titoli pubblici sul mercato.

Secondo: il Fondo salva-Stati  non avrà precedenza nel rimborso dei prestiti rispetto ai rimborsi che debbono effettuare gli Stati nei confronti degli investitori in titoli pubblici. Non si tratta di una concessione speciale perché è del tutto irrealistico pensare che gli Stati non rimborsino i prestiti accesi nei confronti del creditore europeo. Sarebbe escludersi non solo dall’eurozona, ma anche dall’Unione

Terzo: il Fondo salva-Stati potrà ricapitalizzare direttamente le banche senza l’intermediazione dei Paesi sovrani, i quali in tal maniera non aumenteranno la massa del proprio debito pubblico. Ed è qui che vi è una certa dose di equivoco perché se il Fondo salva-Stati finanzierà direttamente le banche, significa necessariamente che, accollandosi dei rischi, vorrà anche avere una quota di controllo. Da ciò non può derivare altro che la possibilità di imporre condizioni su management, obbligazionisti ed azionisti delle banche interessate. Quindi la politica del risparmio e del credito passa ad un Ente burocratico europeo, senza che essa sia finalizzata allo sviluppo generale della società europea rappresentata da un organo statale, nazionale o europeo, che abbia la sua legittimazione democraticamente espressa.

E qui s’innesta un’ulteriore incertezza. Come verrà gestita questa procedura? Già si parla (si tratta di commenti a lato e a seguito del summit) della creazione di un Ente fuori bilancio – finanziato dal Fondo – che poi ricapitalizzerà le banche. Tuttavia appare evidente che i cittadini contribuenti appartenenti ai vari Stati dell’Unione, le cui banche sono sostenute da questo Ente, non potranno non essere gravati, in caso di insolvenza bancaria con una  ulteriore tassazione volta a finanziare i pubblici interventi.

Ci si domanda quindi: L’Ente di sorveglianza, oltre che controllare management, obbligazionisti ed azionisti bancari, controllerà pure, in caso di insolvenza, direttamente l’uso delle finanze pubbliche dei singoli Stati dell’Unione?  Come si vede anche in questo caso vengono indicati provvedimenti molto generici.

Ed infatti, subito dopo la chiusura del summit, Kurt Lauk, Presidente del Consiglio Economico della sede CdU, consigliere ed ispiratore diretto della Signora Merkel, ha subito dichiarato: «L’esito del summit dipenderà dai dettagli». E ha lasciato chiaramente intendere che la partita non è affatto conclusa, ma che si giocherà sulle condizioni del memorandum d’intesa prima di dare via libera agli interventi. La trattativa è già cominciata dietro le quinte e sarà incentrata sull’incontro Ecofin del 9 luglio.

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