Il Sestante – bollettino n° 2

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Gli errori della politica di privatizzazione delle telecomunicazioni
Tra gli errori della assolutizzazione miracolistica del mercato vi è stata negli ultimi decenni la politica di privatizzazione e liberalizzazione delle grandi infrastrutture e dei servizi a rete che per loro natura sono inevitabilmente monopoli, e quindi non potranno mai essere trasformati in imprese fra loro competitive in quanto sono produttori di utilità non fungibili (ossia, non sostituibili, non comparabili, né concorrenziali).
Il grado della produttività delle infrastrutture e delle reti pubbliche va valutato nella efficienza dei servizi resi alla comunità e ai singoli cittadini e non nella misura del profitto proveniente dal capitale in essi investito. Le attività aziendali non possono essere qualificate come imprese che operano nel mercato in quanto fra esse, infatti, non vi è la possibilità che vi sia una vera concorrenza che possa migliorare ed aumentare il prodotto. Il miglioramento innovativo e l’estensione a tutta la società delle strutture e dei servizi deve essere il costante compito primario dello Stato e perciò anzitutto del Governo e degli Istituti rappresentativi e legislativi della Nazione.
Quando le attività aziendali che gestiscono pubblici servizi sono in mano all’azionariato speculativo privato godono di una remunerazione garantita dall’alto grado di necessità primaria della domanda pubblica e quindi tendono ad operare in maniera passiva e non progrediente
Questo numero de IL SESTANTE viene pertanto dedicato al settore delle telecomunicazioni, facendo riferimento agli indirizzi espressi nel Manifesto recentemente pubblicato dal CESI.
Non è solo dal punto di vista tecnico che le cablature a rete e le cosiddette “frequenze”, e cioè i cavi e i canali sui quali avvengono le trasmissioni via filo e via etere, costituiscono sistemi per loro natura monopolistici, ma anche dal punto di vista politico è assolutamente necessaria la riaffermazione del principio che si tratta di beni di proprietà dell’intera comunità sociale e quindi dello Stato (G.R.).

SOMMARIO DI QUESTO NUMERO
I settori di interesse pubblico non possono essere oggetto di mercato (a cura di Gaetano Rasi): Premessa. 1. È necessario avere consapevolezza di una politica sbagliata. 2. L’allarme della stampa italiana e un insufficiente inquadramento del problema delle telecomunicazioni. 3. È necessario conoscere la storia di un disastro nazionale deliberatamente voluto. 4. La dissipazione di una infrastruttura di servizio pubblico. 5. La subdola manovra meramente finanziaria oggi in atto. 6. Nefasto l’indirizzo governativo (e non solo) a favore dello scorporo della rete.

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