Il Sestante – bollettino n° 12

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Non si va in Europa senza un progetto

Si stanno avvicinando a lunghi passi le elezioni europee e dobbiamo costatare con tristezza che le maggiori preoccupazioni sono quelle degli attuali parlamentari europei di avere una ulteriore riconferma, oppure, di ex parlamentari nazionali di trovare “un impiego”in una elezione nel nuovo Parlamento della UE.

Ben pochi di questi candidati cercano di caratterizzarsi come portatori di progetti volti alla effettiva esistenza di uno Stato continentale che sia protagonista nella politica mondiale, oltre che capace di realizzare la ripresa di un equilibrato sviluppo interno valido per tutti i popoli, sia dei cosiddetti “traenti”che di quelli “periferici”.

Abbiamo assistito alle accuse e continuiamo a sentirle ripetere nei confronti della rigidità tedesca, inizialmente quasi giustificata a causa delle elezioni interne in quel Paese ed ora non più giustificabili, ad elezioni avvenute, con la riedizione della Großen Koalition e la riconferma a cancelliere di Angela Merkel.

In realtà  la austerità predicata agli altri dai tedeschi non è la sola causa del perdurare della crisi economica in Europa e segnatamente in Italia. Bisogna superare la sola (e volgaruccia) accusa fatta ai tedeschi che essi non vogliano pagare con i propri soldi i debiti degli altri. La più importante questione è invece quella di porre in atto una energica politica di revisione delle strutture burocratiche di vertice di Bruxelles (40 mila impiegati!), le quali hanno un potere infinitamente superiore a quello dello stesso Parlamento europeo.

A questa ristrutturazione, che realizzi una effettiva rappresentatività e capacità legislativa parlamentare va poi aggiunta anche un’altra esigenza: quella di un vero governo europeo, ossia di un esecutivo capace di una politica, interna e verso l’estero, ben diversa da quella dei compromessi e degli equivoci della Commissione espressa dai governi degli Stati componenti l’UE.

Il CESI, intende porre il problema di una autentica progettualità europea come bandiera che venga impugnata saldamente da parte di quelle forze nazionali e sociali, che correntemente vanno sotto il nome di destra nazionale e sociale, le quali stanno cercando una nuova coesione ed assumere una rinnovata identità. Nei prossimi numeri riprenderemo questa tematica (g.r.). 

SOMMARIO DI QUESTO NUMERO

– Per un radicale cambiamento al vertice della UE. La richiesta di una politica protezionistica nell’ambito dell’Unione Doganale Europea Gaetano Rasi

– Marcello Veneziani: Non uscire, ma “entrare finalmente in Europa…”. Necessità di una autentica politica estera europea (gr)

– Monete nazionali e chiusura interna delle frontiere uguale a retrocessione nel Terzo Mondo. Crisi  dell’Europa o crisi delle idee? di Carlo Vivaldi-Forti

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