Il lavoro è partecipazione, un manifesto per una nuova strategia politica e sindacale

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il lavoro è partecipazioneIn un periodo nel quale mancano veri progetti e programmi di politica sociale ed economica  esce un interessante e documentato volume di articolata e attualissima proposta (Mario Bozzi Sentieri – Ettore Rivabella, Lavoro è partecipazione, Settimo Sigillo, Roma 2012, € 10,00).

Si tratta, come dice anche il sottotitolo, di un ” Manifesto per una nuova strategia di Azione Sindacale”. Significativo, poi, che la prefazione sia di Giovanni Centrella, Segretario Generale dell’UGL, ossia di quella Confederazione che non solo ha nella sua storia presenze ed elaborazioni di forte rilievo, ma che anche ora segue attentamente le gravi vicende italiane ed europee senza essere condizionata dal tardo classismo che appesantisce, oppure addirittura neutralizza, l’azione della CGIL, della CISL e della UIL.

Scrive tra l’altro Centrella che «l’attuazione del principio costituzionale riguardante la partecipazione dei lavoratori e la condivisione con loro delle responsabilità, delle scelte, delle dinamiche e degli utili, può dar loro un nuovo slancio a uno sviluppo che abbia come presupposto la sintesi tra le  istanze sociali e economiche che costituiscono il binomio caratterizzante la produzione e il mercato».

L’articolazione del volume si svolge secondo uno schema logico che conduce il lettore ad addentrarsi nella materia in maniera convincente e lo porta ad essere aderente alla tesi di fondo. Dai capitoli che tratteggiano i nuovi scenari e quindi i cambiamenti in corso nella scena mondiale si passa ad affrontare la tematica riguardante la nuova cultura che deve caratterizzare una diversa socialità. Quindi  – e per il lettore diventa il tema centrale – si afferma la necessità di un interventismo statale moderno fondato su una legittimità democratica di nuova concezione. Di qui la richiesta di un adeguamento della azione sindacale fondato su una battaglia esplicita per la partecipazione istituzionalizzata sia nelle attività produttive che in quelle della rappresentanza politica.

Gli Autori  affrontano con capacità interpretativa coerente le problematiche del lavoro che sono sul tappeto, tenendo sempre presenti le correlazioni  con le innovazioni tecnologiche pervasive e  con le dimensioni globali delle competizioni mondiali. Soprattutto  non si lasciano intimorire dalla informazione, spesso fuorviante, dei mezzi di comunicazione asserviti in gran parte ai potentati finanziari speculativi: l’economia reale  – essi affermano giustamente –  è il vero terreno di confronto e la base imprescindibile per risolvere la crisi generale e riprendere lo sviluppo.

Tra gli argomenti sui quali riteniamo di dover richiamare l’attenzione, oltre naturalmente quelli specifici relativi alla cogestione e alla nuova caratterizzazione che deve avere una diversa attività sindacale, vi è quello riguardante il capitolo dal titolo “Ripensare la democrazia”.

«Bisogna – scrivono Bozzi Sentieri e Rivabella – prendere atto che la democrazia, quale almeno storicamente si è manifestata nelle sue forme borghesi ed ancora oggi ci appare, è, nella sua essenza, il regno dell’individualismo e dell’astrattismo (Joseph De Maistre); è la fabbrica dell’incompetenza degli uomini politici (René Guénon); è il luogo deputato della partitocrazia (Robert Michels); in essa avviene il dominio dell’oligarchia capitalistica sulla realtà politica (Julius Evola); nella democrazia elettorale, condizionante è la capacità di agire sull’ingenuità della masse attraverso l’aiuto della stampa influente e di “una infinità di astuzie”(George Sorel)».

Queste parole sono una mirabile sintesi descrittiva della attuale crisi politico-economica.

L’aspetto particolarmente significativo appare essere – e lo è certamente – quello relativo al fatto che si tratta di diagnosi fatte con riferimento ad analisi incominciate oltre un secolo fa e che costituiscono una fonte ineccepibile di smentita e di vergogna per coloro che non ne hanno tenuto conto negli eventi accaduti nel frattempo.

Di conseguenza la riproposizione di questa forma di democrazia individualistica (egoistica  e anonima) rivela fragorosamente il regresso civile portato da chi, vincendo la Seconda guerra mondiale, ha inteso affermare solo il proprio prepotere,  retrogrado, ma  perfettamente funzionale alla propria essenza politica fondata sullo sfruttamento finanziario e speculativo rispetto alla realtà umana, sociale e  produttiva, e senza alcun impegno per un effettivo sviluppo civile della società umana.

E’ perciò auspicabile che gli autori proseguano con un’altra pubblicazione che illustri le tematiche e le elaborazioni che sono avvenute in Italia dal 1946 in poi sull’argomento ad opera delle forze sociali e nazionali che hanno ulteriormente arricchito, con modernissimi inquadramenti, le soluzioni istituzionali da adottare

Si tratta di studi, di proposte di legge, di dichiarazioni programmatiche conclusive dei numerosi Congressi politici e sindacali che tuttora costituiscono la base per le soluzioni future in sede sia politica che economica della crisi generale in corso.

Questo libro ha quindi anche il pregio di stimolare ulteriori approfondimenti perché il problema fondamentale posto ha due aspetti simmetrici: da un lato l’individuazione della rinnovata base democratica che deve caratterizzare un elettorato socialmente diverso da quello precedente; dall’altro la caratterizzazione dell’identità di chi potrà essere legittimamente abilitato ad impersonare il rappresentante eletto secondo un più aggiornato metodo democratico.

Per il primo aspetto è chiaro che bisogna uscire dal sistema dell’elettore anonimo, preda costante di una propaganda condizionante e nello stesso tempo deformante. Per il secondo aspetto il candidato ad essere il rappresentante del popolo, futuro decisore e comunque legislatore, deve essere in possesso di requisiti di competenza garantiti da  vere conoscenze tecnico-scientifiche e da effettive esperienze di organizzazione e di guida di aggregati umani.

L’ipotesi che può essere fatta è quindi la seguente: Il nuovo elettore voterà secondo le proprie convinzioni, ma anche secondo le sue capacità in relazione al lavoro che svolge e alle esperienze acquisite. Voterà quindi due volte: una volta attraverso il partito di appartenenza, o comunque di scelta, per esprimere le sue opinioni e orientare gli indirizzi generali dell’attività politica.

Una seconda volta attraverso le organizzazioni professionali di appartenenza per scegliere il rappresentante secondo le capacità e competenze direttamente valutate. Viene così inglobata e superata la concezione della sola rappresentanza degli interessi che tanto è stata pretesto di critiche da parte  liberistica.

Solo col nuovo sistema sarà possibile avere, sia in sede nazionale che in sede europea, una classe dirigente adeguata alle nuove sfide per lo sviluppo.

In conclusione, questo libro di Mario Bozzi Sentieri e di Ettore Rivabella -oltre che meritare attenzione per le tesi sostenute ai fini della moderna attività sindacale e della soluzione del problema della partecipazione produttivistica nella  impresa impegnata nella competizione globale –  spinge a prospettare radicali trasformazioni circa il diverso sistema di selezione della classe dirigente politica.

Il discorso, quindi, è apertissimo e foriero di ulteriori necessari approfondimenti per arrivare ad una diversa e veramente feconda mobilitazione politica.

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